giovedì 13 febbraio 2014

Trenitalia: stiamo lavorando per noi

Ieri sono andata alla stazione di Concreteville. Dovevo prendere il biglietto per l'Intercity di venerdì mattina, verso Genova. Considerato che ieri era mercoledì, ho giudicato che due giorni di anticipo fossero sufficienti per prenotare un posto sul treno delle nove, visto che a quell'ora i pendolari (giudicavo) avrebbero dovuto già essere defluiti da un po'.
Brava, grulla.

Come forse saprete, nel ponente ligure c'è stata di recente una frana che ha sepolto l'unico binario della ferrovia, assieme a un treno che disgraziatamente si trovava a passare da quelle parti. In attesa che la linea venga liberata (si parla di 55 giorni - sì, crediamoci), le Ferrovie dello Stato hanno instaurato un servizio di bus sostitutivi per tutti coloro che vivono a ovest di Albenga e hanno la brutta abitudine di voler svalicare la frana.
Il problema, me ne sono resa conto nelle ultime settimane, è che a capo delle FS dev'esserci qualcuno che è stato bocciato più e più volte in matematica.

Facciamo assieme un rapido calcolo.
Gli Intercity che si muovono sul tratto Genova-Ventimiglia hanno, in media, 7 carrozze. Ogni carrozza contiene circa un centinaio di posti, quindi fanno 700 posti, secondo una stima prudente.
Le stazioni in cui c'è più carico e scarico di persone, in questa tratta, sono Genova, Savona e Sanremo (un pochino anche Albenga e Imperia, ma molto meno). Il che vuol dire che possiamo grossolanamente suddividere in tre tronconi i 700 potenziali passeggeri di cui sopra, facendo una media di 700/3=233 passeggeri a stazione. Siccome è raro che il treno viaggi a pieno carico, dividiamo a metà questo numero e facciamo che in ogni stazione si imbarchino circa 100 passeggeri. Mi sembra una stima abbastanza prudente.

Qual è l'inghippo in questa situazione? Il problema è che gli autobus sostitutivi, che portano tutta la gente di Ventimiglia, Bordighera, Sanremo, Imperia ecc... fino ad Albenga (e viceversa), contengono un numero fisso di posti, oltre il quale non si può più salire. E sapete qual è questo numero?
Cinquanta.

Capito la sinfonia? Cinquanta posti, disponibili solo su prenotazione, per i quali la gente è letteralmente disposta a fare qualsiasi cosa: il che si traduce, come già ho avuto modo di vedere, in risse e litigi senza fine, in alcuni dei quali si viene anche alle mani. C'è qualcuno che si stupisce? Io no.
Oppure, più prosaicamente, la gente che può farlo prenota il treno con giorni e giorni di anticipo, e chi non ci riesce resta a piedi. Come me, che domani mattina sarò costretta ad alzarmi alle cinque e mezza per riuscire ad arrivare a un appuntamento a Genova a mezzogiorno. Sei ore e mezza di anticipo.

Ora, c'è una domanda che mi frulla in testa. Da anni qui in Italia si batte sul chiodo della flessibilità, sulla capacità di arrangiarsi e di essere pronti a cambiare programma all'ultimo minuto pur di scalare la società del lavoro. Ne è un esempio il fatto che io ho saputo solo ieri di avere questo appuntamento di lavoro per domani. Come si concilia questo inno alla flessibilità del lavoratore con l'immobilismo (è proprio il caso di dirlo) dei trasporti pubblici? Come posso pianificare i miei impegni di lavoro giorno per giorno con la consapevolezza che se non prenoto il treno con una settimana di anticipo resto a piedi?

Si dibatte da anni sul fancazzismo dei lavoratori pubblici, giungendo di volta in volta a una soluzione più idiota dell'altra. L'ultima che ho sentito era la proposta di licenziare in tronco i dipendenti ritenuti inutili o fannulloni: sulla carta sembra una proposta meravigliosa, ma basta un cucchiaino di cervello per rendersi conto che invece è demenziale. L'impiegata del comune che si lima le unghie mentre voi fremete per rifare la carta d'identità, infatti, non verrà mai colpita da questa scure, per due ottime ragioni: o perché è entrata in comune su "consiglio" di qualche amministratore locale interessato, che quindi non permetterà che venga licenziata, oppure perché durante la sua lunga permanenza ha avuto tutto il tempo di farsi tutti gli amici che voleva, e siamo di nuovo nel caso di prima. Gli unici che se la prenderanno in quel posto saranno gli ultimi assunti, ragazzi magari meritevoli che però sono entrati nella pubblica amministrazione con le loro sole forze e non hanno nessun protettore che possa salvarli.

Questo è il motivo per cui continuiamo ad avere code interminabili agli sportelli, e continueremo per sempre. Le scene a cui ho assistito di persona sono talvolta demenziali: alla stazione di Concreteville, per esempio, c'è un cartello dall'aria ufficiale, con sopra impresso il logo delle Ferrovie dello Stato, che avvisa che ogni tanto la biglietteria chiude per un quarto d'ora, senza alcun motivo apparente. Non sarebbe un gran problema, se non fosse che in quella stazione c'è una sola biglietteria. Immagino che i capitreno lo sappiano e fermino tutti i treni in quel quarto d'ora, consentendo così alla gente di fare il biglietto e di non incorrere nelle sanzioni previste non appena il bigliettaio ritorna. Ma ceeeerto...

La mia sola consolazione è che al mondo c'è di peggio. C'è sempre di peggio. Come dimostra questa foto, presa dal blog Romafaschifo e segnalatami gentilmente da La Ragazzina dai Capelli Rossi:


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