Io non sono un'animalista, però amo moltissimo gli animali.
Dite che è un controsenso? Anch'io lo pensavo, fino a qualche anno fa, prima di scoprire che l'animalista moderno dà una definizione di se stesso, spesso implicita, che si riassume con: io amo gli animali più degli uomini.
Per quanto la stragrande maggioranza del genere umano mi stia sulle bolle, anche una campionessa di misantropia come me non può uniformarsi a questa definizione. Io amo gli animali, ma faccio inevitabilmente delle gerarchie: adoro i cani, tollero i gatti, ma se vedo un ragno peloso sulla parete lo spiaccico senza esitazione. (O, più probabilmente, mi chiudo nella stanza accanto e comincio a strillare finché qualcuno non interviene a compiere il barbaro ragnicidio al posto mio.)
Allo stesso modo, forse viziata dalla mia formazione di medico, faccio anche una gerarchia tra gli animali e gli umani. Per come la vedo io, la vita di un animale vale sempre meno di quella di un uomo, anche se l'uomo in questione è brutto, vecchio, antipatico e va in televisione a promettere un milione di posti di lavoro. Il che non vuol dire che sacrificherei il mio cane per salvargli la pelle, intendiamoci bene, non sono mica Madre Teresa; ma trovo giusto che, a livello istituzionale, lo Stato preveda delle leggi che potrebbero costringermi, un domani, a sacrificare il mio cane per salvargli la pelle.
C'è una bella differenza. Noi siamo esseri umani, e in quanto tali siamo imperfetti e soggetti a ragionare sull'onda dell'emotività. Per questo le istituzioni devono intervenire a correggere i miei eccessi di impulsività, per esempio proibendomi di farmi giustizia da sola se qualcuno mi fa un torto o regolamentando pratiche davanti alle quali la maggior parte dell'opinione pubblica inorridisce.
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| Avete già capito dove voglio andare a parare? |
E qui si arriva alla famosa giraffa Marius. In questi giorni sulla mia bacheca di Facebook non si parla d'altro, neanche l'abolizione improvvisa di tutte le tasse avrebbe una copertura mediatica paragonabile. Perfino gente notoriamente insospettabile tra i miei amici ha tirato fuori il fascista dentro di sé e l'ha messo al comando della bocca, invocando punizioni bibliche e piangendo lacrime amare per la sorte di questa povera giraffa.
A me le giraffe piacciono. Sono buffe, si muovono in maniera strana e hanno la lingua blu, cosa che ignoravo finché non sono stata in uno zoo safari e una di queste bestie mi ha srotolato questa specie di verme violaceo sulla mano. Ciò non toglie che, quando si arriva alla prova dei fatti, l'azione di accendere il cervello risulti estremamente complicata per la gente della mia specie.
Sul National Geographic ho trovato un articolo che spiega, in sintesi, quali sono state le ragioni che hanno portato alla scelta di abbattere Marius. Ve le riassumo qui in due parole:
- lo zoo di Copenhagen si occupa di conservazione della biodiversità, ossia cerca, in associazione con altre strutture simili sparse per l'Europa, di far riprodurre specie animali che potrebbero estinguersi entro breve. In tal caso, sarebbe necessario avere esemplari imparentati il più possibile alla lontana, perché tutti sappiamo che gli incroci tra consanguinei portano ad un indebolimento della specie; il che significa, in soldoni, che se noi un giorno dovessimo reintrodurre la giraffa nella savana ed avessimo solo esemplari strettamente imparentati negli zoo e nelle riserve, il tentativo andrebbe a vuoto e la giraffa scomparirebbe dalla faccia della Terra.
- Marius era una giraffa relativamente in salute, che però non avrebbe potuto riprodursi con nessuna delle altre giraffe degli zoo aderenti a questo progetto perché ognuna di queste strutture aveva già un suo parente stretto. Ciò significa che, nella migliore delle ipotesi, i discendenti di Marius si sarebbero incrociati con i discendenti di qualcuno di questi suoi parenti, vanificando così anni ed anni di incroci genetici attentamente programmati. (Nella peggiore, Marius si sarebbe invece direttamente accoppiato con un parente, generando quindi una progenie di giraffe dal corredo genetico fallato.)
- Le altre strade che sono state ipotizzate, come la sterilizzazione, la cessione a un altro zoo o la liberazione in Africa, non erano percorribili per diverse ragioni. Non le riporto qui perché farei solo un copia e incolla dall'articolo che vi ho linkato, e che vi consiglio di leggere.
Quindi, che si fa? Questo è il punto su cui i miei amici di Facebook si sono sbizzarriti.
Un'opzione molto gettonata è stata quella di abolire gli zoo. C'è chi si è spinto a suggerire di "farsi un viaggio in Africa se si vogliono vedere gli animali, come ho fatto io!" dimenticando forse che non tutti possono permettersi un mese di safari in Kenya, mentre il biglietto di uno zoo è relativamente a buon prezzo. Ma il problema non è solo economico o legato alla curiosità: come ho detto sopra, queste strutture sono fondamentali per mantenere una riserva genetica delle specie a rischio di estinzione, nel caso in cui, un domani, fossimo costretti a reintrodurre artificialmente la giraffa nella savana.
Tutte le altre opzioni di cui sopra (regalarla, liberarla ecc...) sono già state analizzate dal National Geographic, ma se volete avere un'idea di cosa pensa la pancia della gente vi consiglio di leggere questo articolo del Fatto Quotidiano. Il che ci porta ad un altro interessante punto di dibattito: come può un genitore responsabile portare il suo bambino a vedere l'autopsia di una giraffa?
Non voglio fare la solita italiota che denigra il suo Paese, ma, ecco, io alle elementari avevo appese in classe delle cartine che segnavano ancora l'Unione Sovietica. E il muro di Berlino era crollato da un bel po'. I miei amici ancora oggi mi prendono in giro perché non so trovare la Croazia sull'atlante, ma è perché sul mio atlante non c'era. Così come c'erano invece la Cecoslovacchia e molti altri Paesi da lungo tempo estinti.
Quindi, se alle elementari mi avessero portato in gita a vedere l'autopsia di una giraffa, ci sarei andata di corsa. E se oggi avessi un figlio e vivessi a Copenhagen, ci avrei portato anche lui. Perché mi farebbe piacere che sapesse che gli animali non nascono sul banco del macellaio, ma che ogni parte della bistecca che sta mangiando ha una funzione ben precisa nel suo corpo d'origine.
Insomma, è un'occasione didattica importantissima, se pensate per esempio che la giraffa ha le vertebre cervicali più grandi di tutti i mammiferi terrestri. Al Museo di Storia Naturale di Genova, ricordo, era appeso al soffitto uno scheletro di capodoglio sotto il quale io ho passato ore di meraviglia, e non ho mai sentito nessuno lamentarsene perché era "una barbarie"; non capisco perché qualche pezzo di carne attaccata avrebbe dovuto fare la differenza.
Se guardate le immagini dei bambini accorsi all'autopsia (qui ne trovate un po'), noterete inoltre che nessuno sembra particolarmente scandalizzato. Non ridono e non giocano, certo, ma non vedo neanche nessun bambino con la faccia sepolta nel cappotto del genitore, o che chiede di essere preso in braccio.
Sarà che i bambini non sono bigotti come noi? O che sono dei piccoli mostri? Non lo so, quel che è certo è che, in qualche modo, la loro curiosità deve averli preservati dal trauma che la giornalista del Fatto Quotidiano, per dirne una, si aspettava. E se abbiamo meno buon senso di un bambino di sei anni, allora sì che c'è da preoccuparsi.

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