giovedì 13 marzo 2014

Le mie sigle preferite delle serie TV

Ieri sera stavo pensando ai paradossi delle serie tv. Nello specifico, stavo pensando che esistono serie bellissime che hanno sigle abominevoli, e, viceversa, serie oggettivamente inguardabili che raggiungono il loro climax proprio nella sigla. Fortunatamente, non tutti i telefilm si concentrano su questi due estremi, ma secondo me la sigla è una parte fondamentale di uno show televisivo, e cioè quella parte che ti rimane in testa e che continui a canticchiare per tutto il giorno, finché non riesci finalmente a guardare la puntata successiva.

Per questo motivo, ho pensato di elencare qui una top three delle mie sigle preferite. Ovviamente di tratta solo della mia esperienza personale, non è che conosco tutte le serie tv che siano mai state trasmesse; inoltre, il fatto che una serie venga inclusa in questa classifica NON significa che la serie mi sia piaciuta, ma solo che mi è piaciuta la sigla.

Ok, cominciamo dal basso.

#3: Alcatraz



La sigla di Alcatraz è perfetta per il suo contesto: cupa, misteriosa, con la voce narrante (di Sam Neill) un po' rauca che introduce il mistero dell'isola. Per chi non capisse l'inglese, ecco qui sotto il testo e la traduzione:

"On March 21, 1963 Alcatraz officially closed. All the prisoners were transfered off the island. Only that's not what happened. Not at all."
"Il 21 marzo 1963 Alcatraz chiuse ufficialmente. Tutti i prigionieri vennero trasferiti via dall'isola. Solo che non è questo ciò che è accaduto. Per nulla."

Alcatraz parla di una serie di esperimenti svolti nei primi anni Sessanta nell'omonimo carcere, che si incentrano sul condizionamento mentale di alcuni detenuti e su salti nel tempo apparentemente inspiegabili.
La serie è all'altezza delle aspettative mostrate nella sigla? No. Alcatraz è un perfetto esempio di cosa succede quando lasci J.J. Abrams senza controllo per qualche mese, e della sua straordinaria abilità di impappinarsi tutto da solo. Non a caso, la serie è stata pietosamente chiusa dopo la prima stagione.

Ciò nonostante, la sigla a parer mio è bellissima. La vista di Alcatraz dal mare e il rumore del cancello che si chiude fanno capire quanto inaccessibile e privato fosse quel luogo, e danno una sorta di spiegazione a tutte le atrocità che (nella serie tv) sono state perpetrate in quel luogo alla larga da occhi indiscreti. Peccato, un'ottima occasione persa.

#2: Black Sails



Black Sails è una serie del 2013 che parla di pirati. Basterebbe già questo ad ingioiarmi, io che sono cresciuta a pane e Salgari, ma la sigla secondo me rasenta la perfezione. Voglio dire, ci sono moltissimi modi per rappresentare una storia di pirati, ma sono tutti dinamici: scene di assalti in mare, sgozzamenti, sesso, tradimenti eccetera.
La sigla di Black Sails, invece, è statica. Le immagini mostrano una statua, tutto qui, la statua di una nave dove sono incise scene di guerra. E tuttavia, pur essendo scolpite nel marmo, le figure sono straordinariamente dinamiche (un esempio fra tutti, l'uomo che si vede cadere in mare in una delle ultime scene).

Inoltre, adoro il modo in cui la vita e la morte sono state rappresentate in due colori diversi, bianco e nero, gli unici colori presenti nella sigla. La stragrande maggioranza delle figure è incisa nel marmo bianco, ma tutte le rappresentazioni della morte sono invece in nero: lo scheletro, il sangue che sprizza dalla gola del marinaio, i tentacoli del kraken che si avvolgono intorno ai cannoni... forse è un film che mi sono fatta io, ma lo trovo spettacolare. Come se il regista tenesse a sottolineare che la morte è sempre in agguato, su una nave di pirati, anche se non si vede.

La serie è ancora alla prima stagione, e io ne ho guardato circa la metà, quindi non sono nella posizione più adatta per recensirla. Ma promette bene, questo ve lo posso dire. Se da bambini avete amato L'isola del tesoro, datele una possibilità.

#1: Game of Thrones



Game of Thrones (letteralmente "il gioco dei troni") è una serie fantasy che sta spopolando sia negli USA che qui in Italia. Nel nostro Paese, il titolo è stato come al solito tradotto a meenchia come "Il trono di spade", il che leva alla sigla almeno il 50% del suo appeal, ma ci arriveremo.
La serie parla delle avventure di un folto gruppo di personaggi che vivono nel continente immaginario di Westeros, e in parte anche in un altro continente adiacente situato più ad est, al di là del Mare Stretto. Il taglio è molto medievale, talvolta crudo, spesso volgare senza alcun motivo, ma la serie in sé è davvero bella e ben fatta.

Questa sigla ha talmente tanti aspetti positivi che non so neanche da dove cominciare. Cercherò di andare con ordine.
Innanzitutto, come dicevo prima, il titolo della serie in lingua originale parla del "gioco dei troni", ovvero di tutti gli intrighi e i tradimenti che i personaggi principali mettono in atto pur di sedersi sul famigerato iron throne (il trono di spade, appunto). Quindi, come rappresentare la sigla? Semplice: come un gioco. Un giocattolo a molla, in cui girando una rotellina si costruiscono palazzi, si fa sorgere e tramontare il sole e ci si sposta in un lampo da un posto all'altro, come bambini. E in cui, girando al contrario la stessa rotellina, è possibile con la stessa semplicità far cadere città e nazioni in un batter d'occhio. Il che è emblematico, considerando la velocità con cui muoiono i personaggi più amati dal pubblico. Geniale.

Poi, i luoghi. Quella che ho postato qui sopra è la sigla dell'episodio pilota della serie, e lo specifico perché ad ogni puntata la sigla cambia. A seconda di dove si svolge l'episodio, nella sigla di apertura vengono fatte vedere città diverse, alcune delle quali non erano mai apparse prima (come le Torri Gemelle, o Vaes Dothrak, o Qarth), e quindi già dall'inizio della puntata si capisce in che zona verrà narrata la storia e quali personaggi includerà.
Certo, questo punto non è sempre perfetto. Ci sono diverse zone che è difficile rappresentare su una mappa, per cui a volte l'indicazione data nella sigla non corrisponde a ciò che realmente si vedrà (per esempio, tutte le scene ambientate nelle terre dei ghiacci vengono sempre indicate genericamente sulla mappa come "la Barriera"). Tuttavia è un'idea davvero originale, che ti aiuta a calarti nella puntata molto meglio del generico e strausato "Previously on...".

Il sole è un'altra idea geniale, che mi è stata fatta notare da un amico. Avete presente come, nella sigla, si vedano degli anelli metallici istoriati ruotare attorno al sole? Se avete letto i libri da cui la serie è presa (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R.R. Martin), quelle incisioni sono tutt'altro che prive di significato. Rappresentano infatti tutto ciò che è avvenuto sul continente occidentale prima delle vicende narrate dalla serie tv: un drago che brucia una città, gli altri animali che si ribellano contro il drago a tre teste, e infine il cervo incoronato che trionfa su tutti. Non vi dico altro per non fare degli spoiler giganteschi, ma è un piccolo contentino ai nerd della serie cartacea che dà davvero un tocco di stile.

E infine, last but not least, i nomi degli attori. Se guardate con attenzione, vedrete che accanto al nome di ogni membro del cast c'è un simbolino che rappresenta qualcosa (solitamente un animale): per esempio, nel video che vi ho postato, accanto al primo nome che appare, quello di Sean Bean, c'è una piccola testa di lupo. Questo perché, nella serie tv, Sean Bean impersona Eddard Stark, un lord che è a capo di una grande casata del nord il cui simbolo, guarda caso, è proprio una testa di lupo (di meta-lupo, per la precisione). Ed è così per tutti i personaggi: Peter Dinklage è accompagnato da un leone, Emilia Clarke da un drago, e così via. Solo un tocco di stile, nient'altro, ma che stile.

Insomma, spero di avervi convinto. Questo è uno di quei casi in cui non solo la sigla è bella, ma la serie lo è ancor di più. Guardatela, non ve ne pentirete!

giovedì 6 marzo 2014

La Grande Rottura

Restando in tema di cinema, potevo forse evitare di infliggervi la mia opinione su La Grande Bellezza?
Potevo, sì. Il problema è che da due giorni sulla mia bacheca di Facebook non si parla d'altro, e la cosa mi secca, mi sfinisce e mi turba.

Mi secca perché io il film non l'ho visto, né ho intenzione di vederlo. Senza offesa al genio di Sorrentino e alla bravura di Servillo, ma da quel poco che ho sentito mi è parso di intuire che sia un film che vuole inculcarti un messaggio a tutti i costi, e a me questo non piace. Voglio essere stupida come dico io, non come dice qualchedun altro, grazie. Ma resta comunque seccante vedere tutti che parlano sempre del solito argomento, specie quando non puoi interloquire in nessun modo; motivo per cui, immagino, sto scrivendo questo post.

Mi sfinisce perché, fondamentalmente, non me ne frega niente di conoscere la vostra opinione sul film. Ad alcuni piace, ad altri no, esattamente come ogni film da quando il cinema è stato inventato (sono sicura che diverse persone avranno trovato idiota e banale la famosa scena del treno che ti viene addosso, anche se a noi è giunta solo l'altra campana).
E invece la discussione, come al solito, si è trasformata in una rissa da Bar Sport. Gente a cui il film non è piaciuto che insulta e bolla come "intellettualoide" la fazione opposta; fan della pellicola che insultano tutti a priori, dando dei pecoroni a chiunque non l'abbia apprezzata a sufficienza; gente che non ha trovato nessuno disposto a dargli contro, ma che si sente comunque insultata dal fatto che esista qualcuno (ed esisterà per forza, per la legge dei grandi numeri) che non la pensa come loro.

Mi turba perché pare che sia impossibile, ormai, discutere di qualunque cosa senza venire rinchiusi nelle peggiori categorie. Sul serio, in questi due giorni ho sentito tutte le opinioni possibili e immaginabili su questo benedettissimo film, e non ce n'è una che non mi abbia turbato profondamente. In ordine sparso:
  • gente che ha definito l'italiano medio "snob ed esterofilo", salvo poi lamentarsi del fatto che guardiamo solo film dei Vanzina e che per "La vita è bella" non avevamo sollevato tutto 'sto polverone (serve che evidenzi il paradosso o lo vedete da soli?)
  • gente che non ha litigato con nessuno sull'argomento, almeno non pubblicamente su Facebook, ma che si sente comunque in dovere di scrivere status al vetriolo verso chi non la pensa alla sua stessa maniera
  • varianti sul tema della gente di cui sopra, che dopo aver sputato veleno su tutti i detrattori del film, presumibilmente per recuperare la faccia, aggiunge in risposta ai commenti "Beh, ma se non ti è piaciuto per me non c'è problema..."
  • critici cinematografici improvvisati, che non hanno mai visto nulla di più impegnativo di Saw ma si sentono comunque in dovere di evidenziare tutti i motivi per cui il film non gli è piaciuto (che di solito si riassumono in: mi sono addormentato dopo 10 minuti)
  • il solito grillino, che vede gombloddi ovunque e che è intimamente convinto che il film in realtà sia solo una marchetta politica (non mi credete? Leggete qui).
Gente, ve la posso dire una cosa? Aveterottoilcà. Aver apprezzato La Grande Bellezza non vi ha resi più intelligenti delle pecore che eravate, e disprezzarlo non mi fa dimenticare che sulla libreria in salotto avete solo copie di Topolino. Non riuscite a capire che l'imbecillità è distribuita equalmente tra le due fazioni? Il mondo è pieno di gente che non ha apprezzato il film perché si è addormentata dopo i primi dieci minuti, e di gente che non ha capito lo stesso una mazza ma si dichiara a favore per darsi un tono. Qualunque fazione voi abbracciate, non cambia il vostro status di partenza: se eravate dei mentecatti prima lo resterete anche dopo aver lodato o disprezzato il film, e se eravate intelligenti lo sarete a prescindere dalle vostre opinioni a riguardo. L'unico risultato che avrete ottenuto sarà quello di esservi uniti alla pecoronaggine dilagante sull'argomento. E questo in effetti gioca un po' a sfavore della vostra intelligenza. Nonché della mia capacità di sopportazione.